Europa: niente più proibizionismo per il poker online

L’Europa si è presentata per anni come come una federazione con un mercato comune libero da monopoli e regole restrittive. Da anni è chiaro che questo desiderato modello è tutt’altro che raggiunto, ma recentemente si è assistito ad un triste evento, che ha visto l’arresto di Norbert Teufelberger, cofondatore di bwin.party, il più grande gruppo mondiale di scommesse mondiali, noto negli ambienti del poker online per il brand PartyPoker. Un atto, questi, condannato anche da un grande firma del Financial Times, Jonathan Guthrie. Ma procediamo con ordine.

Lo scorso 13 novembre Norbert Teufelberger si trovava a Bruxelles per una conferenza sul gioco responsabile, quando è stato avvicinato dalle autorità belghe che lo hanno invitato. E’ stato di fatto arrestato, senza nessuna resistenza da parte del dirigente bwin.party. Il motivo di questo arresto è legato al fatto che diversi siti legati al gruppo bwin.party fanno parte della black list belga dei siti oscurati. Questo nonostante i portavoce della società dichiarino che i siti del gruppo seguono le regole imposte dalla Comunità Europea.

Norbert Teufelberger è stato poi rilasciato, ma rimane un fatto spiacevole che denota soprattutto un grosso limite della Comunità Europea, che ancora non si è data una serie di regole precise e soprattutto non compie da tempo azioni nei confronti dei paesi che le violano. Per approfondimenti su questioni legislative legate al poker online potete visitare www.poker.it, almeno per quello che riguarda le fonti in italiano. Su questo caso specifico tenete presente che esiste un piano di azione europeo per rendere legale e regolarizzato il poker online ed in generale scommesse e giochi di casinò, eppure l’Europa è ancora una selva di legislazioni, differenti in ciascuno stato.

Quello che auspica Jonathan Guthrie del Financial Times e con lui anche tanti operatori del settore, è che si arrivi ad una legislazione unica e comunque a sanzioni a quelli stati che non seguono le direttive europee, soprattutto quando condannano persone e gruppi che seguono le direttive europee. Speriamo che si arrivi presto ad un mercato comune, prima che altri stati seguano l’esempio del Belgio, dove tra l’altro ha proprio sede il parlamento europeo.